Separazione delle carriere: perché dire SÌ non è contro la magistratura, ma a favore della giustizia

Domi­tia Di Croc­co

Nel dibat­ti­to sul prossi­mo ref­er­en­dum sul­la sep­a­razione delle car­riere tra mag­is­trati giu­di­can­ti e requiren­ti c’è un equiv­o­co che con­tin­ua a drog­a­re la dis­cus­sione pub­bli­ca: l’idea che votare SÌ sig­ni­fichi inde­bolire la mag­i­s­tratu­ra. È fal­so. E, soprat­tut­to, è fuor­viante per i cit­ta­di­ni.

Una riforma civile giuridica

La sep­a­razione delle car­riere non è una resa dei con­ti ide­o­log­i­ca né un attac­co all’autonomia dei giu­di­ci. È una rifor­ma di civiltà giuridi­ca, già adot­ta­ta — con forme diverse — in tutte le gran­di democra­zie occi­den­tali. Non è un’eccezione ital­iana: l’eccezione è sem­mai con­tin­uare a fin­gere che il nos­tro sis­tema non pre­sen­ti crit­ic­ità strut­turali evi­den­ti.

Chiarezza ai cittadini

Oggi pub­bli­co min­is­tero e giu­dice con­di­vi­dono lo stes­so per­cor­so di car­ri­era, lo stes­so organo di auto­gov­er­no, la stes­sa cul­tura pro­fes­sion­ale. È legit­ti­mo chieder­si se questo asset­to garan­tis­ca davvero, non solo for­mal­mente ma sostanzial­mente, l’imparzialità del giudizio. La gius­tizia non deve solo essere gius­ta: deve apparire gius­ta. E su questo pun­to la fidu­cia dei cit­ta­di­ni par­la chiaro.

Creare un equilibrio di sistema

Sep­a­rare le car­riere sig­nifi­ca chiarire i ruoli. Il pub­bli­co min­is­tero accusa, il giu­dice giu­di­ca. Due fun­zioni diverse, entrambe fon­da­men­tali, entrambe da tute­lare. Ma pro­prio per questo è nec­es­sario che siano dis­tinte, autonome l’una dall’altra, sen­za ambi­gu­i­tà. Non è una ques­tione di sospet­to ver­so i mag­is­trati, ma di equi­lib­rio del sis­tema.

Chi sostiene il NO spes­so evo­ca il ris­chio di un pub­bli­co min­is­tero “assogget­ta­to alla polit­i­ca”. È un argo­men­to serio, ma non è una ragione per man­tenere lo sta­tus quo. È sem­mai una ragione per costru­ire garanzie chiare, traspar­en­ti e cos­ti­tuzional­mente solide. Difend­ere l’indipendenza non sig­nifi­ca rifi­utare ogni rifor­ma, ma gov­ernare il cam­bi­a­men­to.

Il referendum, una grande opportunità

Il ref­er­en­dum offre ai cit­ta­di­ni una pos­si­bil­ità rara: incidere diret­ta­mente sull’assetto del­la gius­tizia. Non per sem­pli­fi­care slo­gan, ma per cor­reg­gere una dis­tor­sione che dura da decen­ni. Con­tin­uare a riman­dare sig­nifi­ca accettare un sis­tema che non con­vince più nes­suno, nem­meno molti oper­a­tori del dirit­to.

Dire SÌ alla sep­a­razione delle car­riere non è una scelta di parte. È una scelta a favore dei dirit­ti, del­la chiarez­za isti­tuzionale, del­la cred­i­bil­ità del­lo Sta­to. È una scelta che raf­forza la gius­tizia, non la inde­bolisce.

E in un Paese dove la gius­tizia è spes­so per­cepi­ta come lon­tana, opaca o impreved­i­bile, raf­forzarne la fidu­cia non è un lus­so: è una neces­sità demo­c­ra­t­i­ca.

L’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo (ANIM) si schiera apertamente per il SÌ, riconoscendo in questa riforma un passo decisivo per tutelare i diritti, la chiarezza istituzionale e la credibilità dello Stato, valori che interessano non solo i cittadini in Italia ma anche la vasta comunità italiana all’estero.

Come ha sot­to­lin­eato il Dr. Anto­nio Per­agine, Pres­i­dente di ANIM, è fon­da­men­tale dis­tinguere tra crit­i­ca costrut­ti­va e dele­git­ti­mazione delle isti­tuzioni. Parte­ci­pare al voto con con­sapev­olez­za non è un gesto con­tro la mag­i­s­tratu­ra, ma a favore del sis­tema demo­c­ra­ti­co nel suo com­p­lesso.

E in un Paese dove la gius­tizia è spes­so per­cepi­ta come lon­tana, opaca o impreved­i­bile, raf­forzarne la fidu­cia non è un lus­so: è una neces­sità demo­c­ra­t­i­ca.

segreteria.anim@gmail.

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Sep­a­razione delle car­riere: per­ché dire SÌ non è con­tro la mag­i­s­tratu­ra, ma a favore del­la gius­tizia
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