Melinda Miceli spiega Catania antica, i suoi fiumi e le terme. I tesori nascosti sotto la città attuale

Cata­nia nasce sull’acqua, anche adesso che l’acqua non si vede. Le terme antiche del­la cit­tà, spes­so per­cepite come relit­ti arche­o­logi­ci iso­lati, sono in realtà nodi vitali di una rete idri­ca sacra e fun­zionale, ali­men­ta­ta dai fiu­mi urbani, pri­mo fra tut­ti l’Amenano, ma anche dal Cifali e da numerose sor­gen­ti minori oggi per­dute o devi­ate.

Bisogna rivedere il ruo­lo delle terme di Cata­nia per­ché l’acqua non fu solo di util­ità pub­bli­ca, ma prin­ci­pio di civiltà, salute e ordine cos­mi­co.

Pri­ma di essere sepolto dalle colate laviche, l’Amenano scor­re­va in super­fi­cie e ali­men­ta­va canali, vasche e implu­vi che pen­e­tra­vano il tes­su­to urbano. Le Terme Achilliane, poste sot­to l’attuale Cat­te­drale di Sant’Agata, non sono casual­mente col­lo­cate in quel pun­to, sor­gono in prossim­ità di un anti­co sno­do idri­co, dove l’acqua del fiume veni­va rac­col­ta, rego­la­ta e dis­tribui­ta.

Nel­la con­cezione romana, che a Cata­nia si innes­ta su una prece­dente sen­si­bil­ità gre­ca, il fiume non era soltan­to risor­sa nat­u­rale, ma entità viva, spes­so diviniz­za­ta. Le acque che scor­re­vano nelle terme era­no per­cepite come acque purifi­ca­tri­ci, capaci di rigener­are il cor­po e rista­bilire l’equilibrio dell’individuo con la cit­tà e con gli dèi.

Le gran­di strut­ture ter­mali di Cata­nia, dalle Terme Achilliane alle Terme del­la Roton­da, fino ai com­p­lessi minori oggi inglo­bati nel sot­to­suo­lo, furono prog­et­tate in stret­ta relazione con la disponi­bil­ità e la pres­sione delle acque. L’ingegneria romana sfrut­ta­va sor­gen­ti nat­u­rali, cor­si flu­vi­ali canal­iz­za­ti, falde sot­ter­ra­nee riscal­date indi­ret­ta­mente dall’attività vul­cani­ca.

Il risul­ta­to era un sis­tema sofisti­ca­to in cui l’acqua fred­da e quel­la cal­da con­vive­vano in un per­cor­so rit­uale del cor­po: frigi­dar­i­um, tep­i­dar­i­um, cal­i­dar­i­um. Nul­la di questo sarebbe sta­to pos­si­bile sen­za la pre­sen­za costante dei fiu­mi urbani, vie del­l’ac­qua delle 2 cit­tà sepolte dal­la lava.

Accan­to all’Amenano, il fiume Cifali scor­re­va nel­la zona nord del­la cit­tà, con­tribuen­do anch’esso all’alimentazione idri­ca e ter­male. A questi si aggiungevano numerose vene d’acqua sec­on­darie, oggi scom­parse, che ren­de­vano Cata­nia una cit­tà sor­pren­den­te­mente ric­ca di risorse idriche, nonos­tante la sua natu­ra vul­cani­ca.

Le terme, in questo con­testo, era­no architet­ture sociali che trasfor­ma­vano l’energia dell’acqua in benessere e cul­tura. Non sem­pli­ci sta­bil­i­men­ti bal­n­eari, ma spazi politi­ci e spir­i­tu­ali, dove il cit­tadi­no romano si riconosce­va parte di un ordine urbano.

Con le eruzioni, i ter­re­moti e le ricostruzioni, i fiu­mi scom­parvero alla vista e le terme furono inglo­bate, sepolte, dimen­ti­cate. Eppure, sot­to la lava e il basalto, l’acqua con­tin­ua a scor­rere, e le terme con­tin­u­ano a rac­con­tare, a chi sa ascoltare, la sto­ria di una cit­tà che ha fonda­to la pro­pria iden­tità sull’incontro tra fuo­co ed ele­men­to liq­ui­do.

La Cata­nia sot­ter­ranea, con i suoi ambi­en­ti umi­di, le vasche inter­rotte, le canal­iz­zazioni antiche, è la pro­va che le terme non era­no un episo­dio, ma l’espressione architet­ton­i­ca di un pat­to pro­fon­do tra la cit­tà e i suoi fiu­mi.

Il legame tra le terme di Cata­nia e i suoi fiu­mi è, in ulti­ma anal­isi, un legame di des­ti­no. L’acqua che oggi riaf­fio­ra nel­la Fontana dell’Amenano è la stes­sa che un tem­po scal­da­va le pietre dei cal­i­daria, che scor­re­va lun­go i canali sac­ri, che guar­i­va i cor­pi e ordi­na­va la cit­tà.

Cata­nia anti­ca giace in gran parte sepol­ta sot­to le colate laviche dell’Etna, soprat­tut­to quelle del 1669, che ridis­eg­narono la cit­tà.
Sot­to l’attuale impianto baroc­co soprav­vivono strade romane, domus, terme e trat­ti dell’antica Katane gre­ca.
La lava non dis­trusse tut­to, ma sig­illò interi quartieri, cre­an­do una cit­tà strat­i­fi­ca­ta nel sot­to­suo­lo.
Fon­da­men­tali era­no i fiu­mi, oggi qua­si invis­i­bili, che attra­ver­sa­vano l’abitato.
L’Amenano, sacro e vitale, scorre anco­ra sot­to Piaz­za Duo­mo e riaf­fio­ra sim­boli­ca­mente alla Fontana dell’Amenano.
Il Lon­gane e l’Acquicella con­tribuiv­ano all’irrigazione e alla vita eco­nom­i­ca.
Questi cor­si d’acqua ali­men­ta­rono miti, cul­ti e leggende urbane.
La loro inter­ratu­ra accom­pa­gna quel­la del­la cit­tà anti­ca.
Cata­nia è così una civiltà sepol­ta nel­la pietra e nell’acqua.
Una cit­tà doppia, vis­i­bile e nascos­ta, figlia dell’Etna.

Dott.ssa Melin­da Miceli Criti­co d’arte

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