Cittadinanza iure sanguinis: riforma e ricorsi

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Cittadinanza tra riforma e rischio contenzioso: la centralizzazione a Roma apre una nuova stagione di ricorsi?

La rifor­ma del­la cit­tad­i­nan­za ital­iana iure san­gui­nis approva­ta in via defin­i­ti­va dal Sen­a­to il 14 gen­naio 2026 apre un nuo­vo capi­to­lo nel rap­por­to tra Sta­to ital­iano e mil­ioni di dis­cen­den­ti di emi­grati nel mon­do.
Il decre­to “Dis­po­sizioni per la revi­sione dei servizi per i cit­ta­di­ni e le imp­rese all’estero” intro­duce infat­ti un cam­bi­a­men­to strut­turale nel pro­ced­i­men­to di riconosci­men­to del­la cit­tad­i­nan­za, preve­den­do la cen­tral­iz­zazione delle domande pres­so un uffi­cio uni­co del Min­is­tero degli Affari Esteri e del­la Coop­er­azione Inter­nazionale (MAECI) a par­tire dal 2029, oltre all’introduzione di lim­i­ti quan­ti­ta­tivi annu­ali e all’esten­sione dei tem­pi di con­clu­sione fino a 36 mesi.

Obi­et­tivi dichiarati: razion­al­iz­zare, uni­for­mare e ren­dere più effi­ciente il sis­tema.
Tut­tavia, sec­on­do diver­si oper­a­tori del dirit­to, il ris­chio con­cre­to è quel­lo di ottenere l’effetto oppos­to. Tra le voci critiche c’è quel­la dell’avvocato Sal­va­tore Aprigliano, da anni impeg­na­to in con­tenziosi in mate­ria di cit­tad­i­nan­za ital­iana, che mette in guardia su una pos­si­bile com­pres­sione di un dirit­to sogget­ti­vo stori­co, riconosci­u­to dall’ordinamento ital­iano da oltre un sec­o­lo.

Il nodo cen­trale del­la rifor­ma è duplice: da un lato il numero chiu­so delle istanze ammis­si­bili, almeno nei pri­mi cinque anni, dall’altro una pro­ce­du­ra che, anziché super­are le attuali dif­fi­coltà di acces­so ai con­so­lati, rischia di cristal­liz­zarle e spostar­le su un nuo­vo liv­el­lo ammin­is­tra­ti­vo. Durante la fase tran­si­to­ria fino al 2029, le domande con­tin­uer­an­no a essere gestite dai con­so­lati, ma entro lim­i­ti annui legati alla capac­ità oper­a­ti­va dell’anno prece­dente. Suc­ces­si­va­mente, il pas­sag­gio a Roma com­porterà anche un ritorno alla doc­u­men­tazione car­tacea, con invio di orig­i­nali dall’estero e inevitabili ral­len­ta­men­ti.

Sec­on­do Aprigliano, la rifor­ma rischia di ali­menta­re una nuo­va sta­gione di ricor­si giudiziari, soprat­tut­to se con­fronta­ta con la pro­ce­du­ra di cit­tad­i­nan­za per nat­u­ral­iz­zazione degli stranieri res­i­den­ti in Italia, oggi com­ple­ta­mente dig­i­tal­iz­za­ta e acces­si­bile online. Una dis­par­ità di trat­ta­men­to che soll­e­va inter­rog­a­tivi sul­la coeren­za com­p­lessi­va delle scelte ammin­is­tra­tive e che potrebbe spin­gere sem­pre più richieden­ti a riv­ol­ger­si ai tri­bunali.

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