Arlecchino, il servo astuto di Bergamo

Arlecchino maschera di Bergamo in una stampa ottocentesca

Arlecchino, il servo furbo di Bergamo – Storia e simbolo della maschera colorata

Colorato, agile, scanzonato: Arlecchino è la maschera più vivace del Carnevale italiano. Nato a Bergamo, in Lombardia, e reso celebre dai teatri veneziani del Cinquecento, rappresenta il servo povero ma intelligente, che con furbizia inganna i potenti.

L’origine e l’abito a toppe

Il suo cos­tume, un tem­po fat­to di strac­ci var­i­opin­ti, sim­bo­leg­gia la mis­e­ria con­tad­i­na trasfor­ma­ta in arte. L’astuzia di Arlecchi­no nasce dal­la fame, dal deside­rio di cavarsela con la paro­la e il gio­co.

Il linguaggio del corpo

Arlecchi­no non par­la solo: dan­za, salta, improvvisa. È la maschera del­la vital­ità lom­bar­da e del­la fan­ta­sia popo­lare ital­iana. Dietro il sor­riso si cela un real­is­mo pro­fon­do: chi non ha nul­la da perdere, può per­me­t­ter­si di rid­ere di tut­to.

Con Goldoni, Arlecchi­no diven­ta pro­tag­o­nista del teatro europeo e ambas­ci­a­tore del­la comic­ità ital­iana nel mon­do. Oggi con­tin­ua a riem­pire i carnevali da Venezia a Pari­gi.

Nel­la prossi­ma tap­pa, il Carnevale ci por­ta nel­la raf­fi­na­ta Venezia con Colom­bi­na

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