Nel gruppo editoriale ANIM un laboratorio per giornalisti completi
Grande interesse ha suscitato l’incontro condotto dalla coach Mariapia Iurlaro, giornalista e formatrice della comunicazione, coordinato del direttore Dott. Antonio Peragine, presidente dell’A.N.I.M. e fondatore di numerose testate giornalistiche online, tra cui: Corriere pl.it; Corriere nazionale; Radici; . L’iniziativa ha offerto strumenti concreti per affinare voce, ritmo, empatia e presenza scenica nei diversi media professionali.
Organizzato in remoto martedì 27 gennaio dalla sede di Bari, il terzo modulo ha visto la partecipazione attiva di numerosi giornalisti, trasformando ogni intervento in momenti di confronto, apprendimento e coinvolgimento collettivo, con esercizi pratici e spunti immediatamente applicabili nella professione quotidiana.
Nel giornalismo contemporaneo informare non basta più. La vera sfida è farsi ascoltare, trattenere l’attenzione, creare empatia e accompagnare il pubblico dentro la notizia. In un tempo segnato da distrazioni continue, il giornalista diventa un ponte: tra il fatto e chi lo riceve, tra la complessità e la comprensione.
L’attacco: pochi secondi per conquistare
I primi istanti sono decisivi. Che si tratti di carta, radio, podcast o palco, il giornalista deve costruire un gancio immediato: una frase, una domanda, un dato netto. Subito dopo serve il ponte, cioè la risposta implicita a una domanda fondamentale: perché questa notizia riguarda me?
Il “lead”, anche nel parlato, orienta e promette un percorso. La ripetizione misurata di una parola chiave permette persino a chi si distrae di rientrare nel flusso narrativo.
Radio e podcast: l’empatia passa dalla voce
In radio il sorriso non si vede: l’empatia è tutta nella voce. Una voce aperta, mai chiusa, con un ritmo dinamico e pause consapevoli, costruisce fiducia. Nel podcast, in particolare, l’inizio e le pause creano attesa, danno respiro al racconto e ne scandiscono il ritmo.
Il microfono va tenuto alla distanza corretta, senza eccessi, per evitare distorsioni. Ma soprattutto è essenziale riascoltarsi: solo così il giornalista prende coscienza di come realmente arriva all’ascoltatore.

Dott. Antonio Peragine, direttore (photocredit by Rocco Lamparelli)
Public speaking: il corpo parla prima delle parole
Davanti a un pubblico, la notizia passa anche dal linguaggio non verbale. Tra i punti principali emersi:
- Postura composta, mai dominante
- Gestualità naturale e misurata
- Sguardo focalizzato su una persona in platea scelta come interlocutore simbolico
- Sorriso empatico, non teatrale
Questi elementi aiutano a mantenere l’attenzione e a trasmettere credibilità.
Televisione: dominare la telecamera
La telecamera amplifica ansia e rigidità. Per questo va dominata, non subita. Guardare l’obiettivo come fosse una persona reale, eliminare pause inutili e preferire il silenzio a un riempitivo confuso sono regole fondamentali. Un buon esercizio consiste nel rispondere a cinque domande in trenta secondi, allenando sintesi e controllo. In televisione è essenziale evitare di aprire polemiche o dibattiti fuori controllo: il rischio è perdere la guida del messaggio.
Interviste: rispondere senza perdersi
Una risposta efficace non è mai casuale. Il metodo P.I.R. – Punto, Illustrazione, Ritorno – aiuta a restare centrati: si risponde in modo chiaro, si porta un esempio concreto e si torna al messaggio principale. Dire “no comment” è una resa comunicativa; molto meglio deviare con eleganza, mantenendo il controllo narrativo.
L’arte della moderazione: il regista invisibile
Il moderatore, ha proseguito Mariapia Iurlaro, non è il protagonista dell’evento, ma il regista del ritmo. Introduce, presenta, costruisce ponti tra gli interventi e riassume. Il tono deve essere neutro, mai adulante, coinvolgente senza enfasi. Quando un ospite diventa prolisso o fuori tema, il moderatore ha il dovere – con garbo – di interrompere e ricondurre il discorso a sintesi, evitando che il pubblico si distragga o perda interesse.
Parlare al pubblico giusto
Ogni contenuto va calibrato sull’audience. I tecnicismi hanno senso solo in contesti specialistici; altrove rischiano di creare distanza. In molti casi, riferimenti culturali e storici aiutano a rendere accessibili anche temi complessi. Il pubblico va accompagnato, mai messo alla prova.
Credibilità e percezione
La credibilità non è solo ciò che si dice, ma come lo si dice. Modulazione della voce, chiarezza, ritmo e sicurezza percepita determinano l’efficacia del messaggio. Per questo la pianificazione è essenziale: scrivere in modo narrativo, simulare interventi televisivi e allenarsi prima di esporsi.
Conclusione
Il giornalista efficace, ha concluso il direttore dott. Antonio Peragine, è colui che sa essere ponte: governa voce, corpo, tempo e contenuto per rendere la notizia comprensibile, accessibile e viva. Informare è una tecnica. Comunicare, oggi più che mai, è una responsabilità. E la formazione continua è la chiave per esserlo davvero.

Giovanni Mercadante, autore

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