L’ansia nelle prestazioni giornalistiche – difesa e sfida – seminario A.N.I.M.

Iurlaro

Quando l’emozione diventa energia e il ritmo della voce guida la credibilità

L’ansia come dife­sa, ma anche come sfi­da e potente allea­ta del­la prestazione. È questo il filo con­dut­tore del quar­to mod­u­lo del sem­i­nario di for­mazione, a tito­lo gra­tu­ito,  ded­i­ca­to ai gior­nal­isti,  volon­tari e soci orga­niz­za­to dal dott. Anto­nio Per­agine, pres­i­dente Anim, edi­tore e diret­tore delle tes­tate Corriere.pl.it, Cor­riere Nazionale e Radi­ci e Gaze­ta Arberesche.

L’incontro si è svolto lunedì 2 feb­braio, con il coor­di­na­men­to del­la coach Mari­apia Iurlaro, gior­nal­ista, psi­col­in­guista e natur­opa­ta.

La parte­ci­pazione, in modal­ità remo­ta dal­la sede di Bari, ha coin­volto numerosi col­leghi prove­ni­en­ti da tut­ta Italia. La piattafor­ma dig­i­tale si è ani­ma­ta fin da subito gra­zie agli sti­moli e alle rif­les­sioni pro­poste da Iurlaro, che ha guida­to i pre­sen­ti in un viag­gio con­sapev­ole den­tro uno dei temi più del­i­cati del­la pro­fes­sione gior­nal­is­ti­ca: la ges­tione dell’ansia, dei tem­pi e dei rit­mi comu­nica­tivi, soprat­tut­to in ambito tele­vi­si­vo, dove ogni sec­on­do è cal­i­bra­to e nul­la può essere las­ci­a­to al caso.

L’ansia come molla della prestazione

Mari­apia Iurlaro ha pos­to l’accento su un cam­bio di prospet­ti­va fon­da­men­tale: l’ansia non è un nemi­co da com­bat­tere, ma una ener­gia pura, una mol­la che innesca la prestazione gior­nal­is­ti­ca. Parte dal cor­po, attra­ver­sa l’anima e, se riconosci­u­ta e gov­er­na­ta, può trasfor­mar­si in forza comu­nica­ti­va.

«L’ansia è come una tigre», ha spie­ga­to la coach: va doma­ta, non repres­sa. Quan­do non viene con­trol­la­ta, si man­i­fes­ta anche este­ri­or­mente: il cor­po si muove in modo scom­pos­to, il bat­ti­to car­dia­co accel­era, la res­pi­razione si fa irre­go­lare. La voce si bloc­ca, la boc­ca si sec­ca, il cor­po tradisce l’emozione.

Il rit­mo del­la voce, la caden­za degli enun­ciati, finis­cono così per risen­tire di ques­ta tachi­car­dia emo­ti­va, generan­do impac­cio, esi­tazioni, fino a quel “rumore bian­co” men­tale che por­ta al bloc­co improvvi­so del dis­cor­so.

Dott. Anto­nio Per­agine, edi­tore fonda­tore di A.N.I.M.

Il sabotatore interno e il cambio del paradigma

Tra i temi affrontati, anche quel­lo del cosid­det­to “sab­o­ta­tore inter­no”, noto in psi­colo­gia come sin­drome dell’impostore: una voce inte­ri­ore che mina la sicurez­za, ali­men­tan­do dub­bi e pau­re. In realtà, si trat­ta di un mec­ca­n­is­mo di dife­sa dell’ego.

Il vero cam­bio di par­a­dig­ma, sec­on­do Iurlaro, sta nel dirottare l’attenzione da sé al pub­bli­co. Non sti­amo par­lan­do per dimostrare qual­cosa, ma per donare un con­tenu­to, un pen­siero, una mis­sione. L’adrenalina che invade il cor­po diven­ta così “car­bu­rante” del­la prestazione: un dono aut­en­ti­co riv­olto a chi ascol­ta.

Respiro, silenzio e verità

L’arsenale fisi­o­logi­co del gior­nal­ista è il respiro. I riem­pi­tivi ver­bali – i clas­si­ci “ehm”, “dunque” – sono seg­nali di con­fu­sione men­tale e van­no sos­ti­tu­iti con un alleato spes­so sot­to­va­l­u­ta­to: il silen­zio.
Le pause, sia nel­la comu­ni­cazione pub­bli­ca sia in quel­la più famil­iare, sono fon­da­men­tali. Con­sentono di ripren­dere fia­to, rista­bilire il rit­mo e man­tenere l’attenzione del pub­bli­co.

Anche l’idratazione gio­ca un ruo­lo chi­ave: in caso di sec­chez­za del­la voce è impor­tante bere acqua, evi­tan­do lat­te o alcol­i­ci. Pic­cole atten­zioni che fan­no la dif­feren­za in una per­for­mance dal vivo.

L’eredità dei grandi

Durante il dibat­ti­to si è fat­to rifer­i­men­to all’eredità dei gran­di ora­tori del pas­sato, come Gior­gio VI, il re bal­buziente che seppe con­quistare il popo­lo attra­ver­so una voce vera, aut­en­ti­ca, imper­fet­ta. Un esem­pio emblem­ati­co che ricor­da come la cred­i­bil­ità non risie­da nel­la per­fezione, ma nel­la ver­ità emo­ti­va.

L’ansia è parte inte­grante dell’essere umano. L’imperfezione ci rende uni­ci. Non siamo robot né stat­ue di mar­mo, ma esseri umani che vibra­no, che sentono, che comu­ni­cano emozioni.

Ritmo, pathos ed emozione

Altro ele­men­to cen­trale emer­so è il rit­mo, spes­so con­sid­er­a­to il prin­ci­pale nemi­co del gior­nal­ista tele­vi­si­vo. Saper gestire i tem­pi sig­nifi­ca anche saper usare esem­pi, citazioni, micro-espres­sioni e “gan­ci” nar­ra­tivi capaci di creare atten­zione e, tal­vol­ta, un effet­to qua­si ipnoti­co.

Anche l’emozione man­i­fes­ta – come il pianto in pub­bli­co, gli occhi luci­di di un inter­vis­ta­to o di un autore – diven­ta stru­men­to comu­nica­ti­vo potente. Il pathos cat­tura l’attenzione e raf­forza il mes­sag­gio, per­ché par­la una lin­gua uni­ver­sale: quel­la dell’autenticità.

In defin­i­ti­va, l’ansia non va elim­i­na­ta, ma ascolta­ta. È il seg­nale che qual­cosa di vero sta acca­den­do. E nel gior­nal­is­mo, come nel­la vita, è pro­prio lì che nasce la comu­ni­cazione più effi­cace.

Molti gli inter­ven­ti dei col­leghi tra cui: Giu­lia Spec­chio; Umber­to Palaz­zo, Ric­car­do Gugliel­mi, Irma Sara­ci­no, Lui­gi Palum­bo, Dodo Quat­troc­chi, Mar­ti­na Nasi­ni, Anna Maria Gavot­ti, Mon­i­ca Monte­doro, Antoni­no Gian­none, Pao­lo Adilet­ta, Romi­na Gen­car­el­li Bot­ti­no, Alessan­dra Gen­tile, Ser­gio Bruni, Gio­van­ni Ier­fone,  Raf­faele Palum­bo e molti altri.

Gio­van­ni Mer­cadante, autore

 

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