I briganti autentici

I brig­an­ti, paro­la deriva­ta dal francese che ne ave­va conosci­u­to per pri­mo il sig­ni­fi­ca­to reale.

E all’epoca dei france­si in Italia, cioè fine 1700 e prime deca­di del 1800, tra la fron­tiera papale di Ter­raci­na e quel­la napo­le­tana Itri-Fon­di sul­la Via Appia si era cre­a­ta una zona fran­ca, cioè inavvic­in­abile per la gen­darme­ria sia papale sia bor­bon­i­ca-francese: qui era­no inse­diati decine di ’brig­an­ti’ nelle loro vesti­ture cio­cia­re armati fino ai den­ti che assalta­vano e depre­da­vano i passeg­geri, nei due sen­si del­la Via Appia, soprat­tut­to nel trat­to papale.

 Il Giu­bileo 1825 si avvic­i­na­va e la Chiesa era molto pre­oc­cu­pa­ta per i pel­le­gri­ni in viag­gio ver­so Roma a causa delle fre­quen­ze fero­ci dei brig­an­ti in aggua­to tra Son­ni­no e Ter­raci­na; qui sulle mon­tagne cir­costan­ti dei Mon­ti Ausoni imper­a­va il re dei ban­di­ti, il famiger­a­to-famoso Anto­nio Gas­parone o Gas­bar­rone, poco più che ven­tenne capo spi­eta­to di una ban­da di cir­ca cinquan­ta fuo­ri­legge. La gen­darme­ria papale non rius­ci­va a estir­pare i mal­viven­ti anche se peri­odica­mente emet­te­va decreti di clemen­za e l’assorbimento dei brig­an­ti nel­la gen­darme­ria  papale o in altre man­sioni. Il suc­ces­so era modesto a causa del brig­ante capo Gas­parone, figlio di Son­ni­no che non accetta­va tali con­ver­sioni. Il pap­a­to pre­oc­cu­pa­to passò a mis­ure dras­tiche, stra­or­di­nar­ie per i tem­pi e ordinò la depor­tazione di tut­ti gli abi­tan­ti di Son­ni­no a Roma nelle Terme di Dio­cleziano, un provved­i­men­to stra­or­di­nario, mai mes­so in prat­i­ca pri­ma di allo­ra da qualche altra parte: i brig­an­ti non avreb­bero più potu­to godere del­la col­lab­o­razione e pro­tezione degli ami­ci e par­en­ti  per i loro soc­cor­si e approvvi­gion­a­men­ti. Son­ni­no, un paesino a cir­ca 500 m di alti­tu­dine, sug­li Ausoni.

Era infat­ti il luo­go di apposta­men­to e di osser­vazione dei brig­an­ti, pro­tet­ti dalle foreste cir­costan­ti, era anche il luo­go di pas­sag­gio e di sos­ta dei cio­cia­ri in prevalen­za da Terelle e da San Dona­to in Val­comi­no nel­la loro pere­gri­nazione attra­ver­so Pon­tecor­vo e Pico fino a Ter­raci­na… E cosi avvenne. Intan­to il 1825 era alle porte e il pap­a­to rin­un­cian­do, a parole, ad ogni sen­ti­men­to di vendet­ta, emise un decre­to di grazia e di clemen­za gen­er­ali: tut­ti i fuo­ri­legge, rin­un­cian­do al brig­an­tag­gio, veni­vano per­do­nati e assun­ti nelle truppe papali o in altri com­pi­ti e quel­li che non accetta­vano, tra i quali Gas­parone e i sodali a lui più vici­ni, era­no liberi ma in  certe local­ità del­lo Sta­to del­la Chiesa e a con­dizione che rin­un­ci­assero al brig­an­tag­gio. Dis­ci­ol­ta la ban­da di cir­ca quar­an­ta brig­an­ti, Gas­parone e i suoi più fedeli, con­trari­a­mente ai pat­ti, ven­nero invece cat­turati e imp­ri­gionati pri­ma a Cas­tel S.Angelo, poi a Civ­i­tavechia e infine  nel­la fortez­za di Civi­ta Castel­lana. Una pri­gio­nia lun­ga, dura­ta qua­si mez­zo sec­o­lo! 

La lib­er­azione (era nato nel 1793) avvenne nel 1870 con la fine del pap­a­to a Roma e l’avvento dei piemon­te­si; gli restarono, rac­con­tano le cronache, una deci­na di anni che trascorse in una casa assis­ten­ziale di Abbi­ate­gras­so (MI) dove si spense nel 1882. Estir­pa­ta dunque defin­i­ti­va­mente la mala pianta dei mal­viven­ti, Son­ni­no spe­cial­mente e i ter­ri­tori vici­ni quali Sezze, Prosse­di, Priver­no, Ter­raci­na, diven­nero luoghi dove si instau­rò un brig­an­tag­gio qua­si  tur­is­ti­co e cul­tur­ale: infat­ti divenne uno spet­ta­co­lo quo­tid­i­ano imbat­ter­si lun­go la via Appia in gio­vani pit­tori con la cas­set­ta dei col­ori sulle spalle e  il para­pi­og­gia, a pie­di o a cav­al­lo, qua­si tut­ti stranieri, alla ricer­ca dei brig­an­ti rimasti o perfi­no di fal­si brig­an­ti che in cam­bio di un inden­niz­zo, si las­ci­a­vano ritrarre; ricer­cate era­no anche per­sone del luo­go a loro vicine, soprat­tut­to le mogli, le madri e altre par­en­ti. La lista dei pit­tori di tale uman­ità è molto ric­ca e cos­mopoli­ta tra cui Schnetz, Navez,  Coignet, Michal­lon, H.Vernet, gli avam­posti e can­tori  dei brig­an­ti autentici…ma chi va con­sid­er­a­to qua­si lo sco­pri­tore, comunque il più appas­sion­a­to e mag­gior dif­fu­sore e illus­tra­tore sia dei brig­an­ti prin­ci­pal­mente e  anche delle donne cio­cia­re  fu Louis Léopold Robert, svizze­ro  (1794–1835) e francese, poco più che ven­ti anni.

Visse parec­chi anni a Roma per poi trasferir­si a Venezia. Iniz­iò dap­pri­ma atti­ra­to dal­la curiosità a dipin­gere le donne depor­tate alle Terme di Dio­cleziano e qui fece la conoscen­za di due sorelle Maria Grazia Boni, gio­vanis­si­ma, già sposa­ta ad un brig­ante mor­to ammaz­za­to in qualche scon­tro con la gen­darme­ria e Teresina, più gio­vane, con la quale ebbe un rap­por­to. Altri artisti pre­sero ad inter­es­sar­si sia delle due donne e sia dei brig­an­ti e intrap­re­sero anche loro la via di Son­ni­no. E nacque quel­la che gli artisti bel­gi definirono la pit­tura di genere all’italiana, un capi­to­lo sig­ni­fica­ti­vo dell’arte occi­den­tale, la ripresa dei brig­an­ti e delle donne e delle scene di vita; fu non solo la pri­ma vol­ta che si ammi­ra­vano nei quadri le fig­ure dei brig­an­ti e delle con­ta­dine nelle loro vesti­ture, si assis­tette all’apparizione degli ulti­mi del­la scala sociale pas­sati ora al pri­mo piano nel quadro! Fu la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria del­la pit­tura euro­pea che gli ulti­mi del­la soci­età occu­pa­vano il pos­to delle veneri, di apol­lo, dei gran­di pae­sag­gi, delle nobil­donne ecc.; fu l’inizio del­la fine del­la cosid­det­ta ‘accad­e­mia’. E venne il suc­ces­so che dovette durare fino alle prime deca­di del 1900: i quadri iniziarono ad apparire nelle cit­tà europee, già dal 1815, a Pari­gi, Mona­co, Berli­no, Brux­elles, con brig­an­ti nei loro cap­pel­lac­ci a pun­ta e il fucile a trom­bone, scene di assalto ed agguati, belle con­ta­dine nel cos­tume cio­cia­ro.

Par­al­le­la­mente si con­solidò e evolse la pro­fes­sione delle mod­elle e mod­el­li: di Maria Grazia in spe­cial modo appren­di­amo che posa­va con alti riconosci­men­ti all’Accademia di Fran­cia molto apprez­za­ta da Vic­tor Schnetz, diret­tore del­la scuo­la: qualche voce rac­con­ta essere la model­la più bel­la di Roma. Intan­to Louis L.Robert con­tin­u­a­va ad appro­fondire la  sua ricer­ca e la sua pro­duzione pit­tor­i­ca e numerose le sue opere  real­iz­zate negli anni ’20 del 1800: una in par­ti­co­lare meri­ta di essere evi­den­zi­a­ta in quan­to l’opera, al Lou­vre, più imi­ta­ta e copi­a­ta e più riprodot­ta nel­la pit­tura otto­cen­tesca e cioè  “I mieti­tori delle Palu­di Pon­tine che ritor­nano dopo il lavoro.”  

Per­ché brig­an­ti aut­en­ti­ci? Quali i non aut­en­ti­ci? Sal­vo eccezioni quel­li appar­si dopo il 1860, in prevalen­za con­tro gli inva­sori piemon­te­si del Reg­no di Napoli e del­lo Sta­to del­la Chiesa, si trat­tò più di vio­len­za  feroce fine a sé stes­sa e di crudeltà inde­scriv­i­bile da parte del gen­erale piemon­tese Cial­di­ni nell’eccidio e ster­minio sen­za pietà dei ‘poveri’ brig­an­ti non brig­an­ti! 

Michele San­tul­li   

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